BIOGRAFIA

Mi sono innamorato della batteria ad undici anni e da allora non l’ho più lasciata andare. Non posso più stare lontano da lei, è parte di me ed è sempre con me.
In questi anni, consapevole di quanto sia prezioso avere continuamente nuovi stimoli, ho costellato il mio percorso di lezioni con vari insegnanti, tutti diversi tra loro ed estremamente validi: Alberto Girardi, Paolo Mappa e Nicola Berti, Matteo Breoni, Beppe Facchetti, Federico Paulovich e Giovanni Giorgi.
Da ognuno ho imparato qualcosa e tutti sono stati grande fonte di ispirazione.

Amo la musica in tutte le sue forme: mi piace ascoltarla perché stimola la mia curiosità e mi emoziona, comporla perché mi fa sentire libero, suonarla per trasmettere emozioni agli altri ed insegnarla per permettere agli altri di esprimersi. 

 

ISTRUZIONE E FORMAZIONE

2002-2009: corsi di batteria e percussioni presso la scuola di musica CAM Centro per l’Avviamento Musicale

2009: diploma di maturità presso il Liceo delle Scienze Sociali con indirizzo musicale “Carlo Montanari”

2010-2012: corso BTEC National Diploma in Popular Music presso il CSM Centro Studi Musicali

2013-2015: corso BTEC Higher National Diploma in Music presso il CSM College

ESPERIENZE DIDATTICHE

2010: volontario presso la cooperativa sociale di Verona “La Genovesa” con corsi di batteria e percussioni

2012-2013: corsi di batteria presso il CAM Centro per l’Avviamento Musicale di San Giovanni Lupatoto

2015-2016: corsi di batteria presso la scuola di musica di Albaredo d’Adige

Dal 2012: insegnante di batteria presso Aloud College

ESPERIENZE PROFESSIONALI

Nel 2010 inizia la mia attività come batterista: lungo il mio percorso ho incontrato parecchi progetti originali e non.

Eccone alcuni:
Blumige (Pop Rock), Legs of Lamb (Stoner Rock), Cinemavolta (Funk), Greta Gray (Electro Pop), Albam Fuam (Irish Folk), Coco’s Birthday (Folk, Pop), Matteo Mantovani (Folk), Pepe Gasparini Band (Fusion), Jenny Penny Full (Folk), Francesco Ceriani (musica cantautorale), The Carellaz (Funk, Pop Rock), Anna Bassy (Pop-Soul, RnB), Mosè Santamaria (musica cantautorale), Marco Ongaro  (musica cantautorale), Caveleon (Folk, Pop, Rock), Ben Ales & The Fools (Folk, Rock). 

Attualmente suono e collaboro con:

EAT (puzzle music)
Anna e l’Appartamento (musica cantautorale)
Marco Ongaro (musica cantautorale)
Andrea Pimazzoli (Funk, Swing, Reggae, Pop)
Francesco Ceriani (musica cantautorale)

Nell’estate del 2012 ho curato le musiche dello spettacolo Il sogno dell’uccellino ideato ed interpretato dall’attore veronese Gianni Franceschini.
Nell’estate del 2013 ho preso parte alla rassegna Juliet in qualità di percussionista, collaborando con la compagnia di danza e musical Soledarte di Solimano Pontarollo. 
Nell’estate del 2016 ho curato le musiche di Don Chisciotte, spettacolo teatrale diretto e interpretato da Gianni Franceschini.
Dal 2013 al 2017 ho collaborato con AQ Digital Creative Agency, curandone la parte di produzione musicale. 

INFLUENZE E STILE

tum

Il punk è la musica che mi ha fatto capire che suonare in una band era quello che volevo fare. Avevo tredici o forse quattordici anni e a suon di Sex Pistols, NOFX, Punkreas, Los Fastidios ho iniziato a tamburellare con gli amici, suonando le prime note sghembe sulla batteria. Mi rispecchiavo completamente in quel suono graffiante e diretto ed era liberatorio trovarsi con una manciata di adolescenti brufolosi in saletta, sudare sui pezzi, provarli un milione di volte con la speranza di suonarli almeno una volta dal vivo davanti ai compagni di scuola. Credo di aver ascoltato solo dischi punk per diversi mesi.

cià

Per essere precisi, quasi solo punk, perché qualcosina d’altro c’era nel mio lettore cd. Al tempo mi aveva rapito un altro genere musicale che si colloca esattamente dall’altra parte dell’emisfero stilistico: l’hip hop. A sedici anni con altri amici di paese mi trovavo i pomeriggi ad ascoltare che avevano da dirci i Sangue Misto, Fabri Fibra (quello di “Uomini di mare” e “Turbe giovanili”), Microspasmi, Mondo Marcio, Inoki, Frankie HI-NRG, Mr. Baba a tanti altri. Adoravo i testi di questi parolieri di strada, la nostra lingua incastrata con dei beat della madonna che non ti facevano star fermo. Wow! Il groove di quei pezzi era arabo incomprensibile per me, abituato a suonare più o meno dritto e il più veloce possibile ma (caspita!) colpiva sotto lo sterno e mi faceva rabbrividire – mi torna la pelle d’oca ancora oggi a ricordarlo. Mi riferisco ad “Aspettando il sole”, “Quelli Che Benpensano” o tutto “16 punti di sutura” per citarne alcuni. In quegli anni non lo sapevo ma quello è stato il mio primo incontro indiretto con la musica black che, anni dopo, mi ha travolto.

tum

Lo step successivo, intorno ai 18 anni, è stato scoprire tanti gruppi di stile completamente diverso ma che per, varie ragioni, mi hanno smosso.
Primi fra tutti i Led Zeppelin, quando li ho sentiti per la prima volta, molto tardi rispetto ai miei coetanei, è stato amore. Li ho consumati. Bonham mi ha spaccato le ossa a suon di fills allucinanti e grooves che, oggi, dopo 15 anni scarsi mi fanno innamorare di nuovo del suo modo di suonare. È stato il mio guru, la guida nei miei anni al liceo.

bum

Ho avuto reazioni simili con i Rage Against The Machine, ricordo di averli ascoltati per la prima volta sul mio letto e di aver pensato “cristo non ho mai sentito nulla del genere”. Un suono diretto con riffs potenti e musicali. I RATM hanno unito la mia propensione per il suono fuzzoso e l’attitudine hip hop nel modo di cantare. Era meraviglioso ed eccitante averli scoperti. Anche loro, come gli Zeppelin, hanno segnato una tacca nel mio percorso di crescita. Sotto di loro ci sono state altre band altrettanto importanti che ho ascoltato per anni: i Muse, i System Of A Down, i Morphine, i Primus, i Nirvana, i Red Hot Chili Peppers per citarne alcuni. Sempre in quegli anni un’altro gruppo che mi colpì furono i Queens Of The Stone Age. Loro rimangono ad oggi uno dei gruppi che ho ascoltato di più in assoluto, non ho ancora smesso. Mi rispecchio quasi completamente nel loro stile musicale. Più che i testi mi emozionano le loro scelte sonore, gli arrangiamenti, gli accordi che scelgono e le melodie. Tutto il loro colore rosso fuoco con sfumature dark mi piace e mi ci rispecchio.

cià

Parallelamente, ho iniziato ad avvicinarmi alla musica elettronica; Aphex Twin, i Kraftwerk e i Prodigy mi hanno accompagnato verso la fine del liceo. La loro ricerca sonora e il modo di arrangiare le canzoni mi ha affascinato fin da subito. Ho avuto anche una cotta da capogiro per la musica drum’n’bass. Ricordo di essere andato a svariate serate in giro tra le discoteche veronesi. In quel periodo mi sentivo parte di un movimento, era bellissimo. Ricordo la fibrillazione nel procacciare serate d’n’b insieme agli amici: condividere questa fascinazione per il genere con altri mi faceva sentire parte di un macro gruppo.

tum

Finito il liceo è iniziata una fase di ascolti tra i più disparati, andavo a periodi. Ho passato il periodo Police, Stewart Copeland mi colpì subito. Fu uno di quei batteristi (insieme a Bonzo degli Zeppelin) che mi arrivò immediatamente. Usava i piatti in un modo che per me era completamente nuovo. C’erano sfumature diverse, ghost notes, la cassa che si spostava in modo bizzarro, i fills particolari. Tutto condito da un pizzico di punk-rock. Rimasi folgorato. Ho passato il periodo Doors. Adoravo le atmosfere che riuscivano a creare, i cambi di stile (il rock, il blues, le atmosfere vagamente bossa nova e spagnoleggianti, i viaggi lisergici), i testi di Jim Morrison e la sua voce. Calda, baritonale ma, allo stesso tempo, graffiante. Ho avuto il momento Beatles. Li ho scoperti molto tardi ma li ho apprezzati fin da subito, con i loro brani semplici ma dotati di una grande musicalità; i loro arrangiamenti sono opere d’arte. Ringo Starr mi ha insegnato il ruolo che può avere la batteria in una band: accompagnare il gruppo, essere al servizio dell’arrangiamento suonando in funzione del brano. I suoi arrangiamenti ritmici non sono mai fuori posto e sono perfettamente incastrati nei pezzi. Tutto è musicale e al servizio della canzone. Se il brano richiede che ci sia solo cassa e poco altro, Ringo ci mette solo cassa e poco altro, non suona mai a sproposito. Ho scoperto Jimi Hendrix e il suo modo di suonare la chitarra. Mitch Mitchell, il suo batterista, mi ha impressionato con i suoi groove a cavallo tra il rock e lo shuffle e i suoi fills mai scontati.

cià

Iniziati gli studi al CSM ho ampliato ulteriormente i miei ascolti. Grazie agli insegnanti che ho avuto ho scoperto pietre miliari del jazz (“Kind of Blue” di Miles Davis e “Blue Train” di John Coltrane per citarne alcuni), artisti del calibro di Joao Gilberto e Stan Getz, The Dave Brubeck Quartet, Charles Mingus, Charlie Parker, Nina Simone, Ella Fitzgerald e moltissimi altri. Ho incontrato la Motown, i suoi artisti e l’impatto che hanno avuto nel mondo dell’industria musicale. Ho scoperto il funk (i The Meters fra tutti) e il Second Line Drumming che ha influenzato in maniera indelebile il mio modo di suonare la batteria. Ho iniziato ad apprezzare lo stile batteristico di Zigaboo Modeliste, Jabo Starks, Clyde Stubblefield, Clayton Fillyau, Steve Jordan e Brian Blade, batteristi che mi hanno fortemente influenzato per gusto e musicalità.
Ho iniziato ad ascoltare una buona dose di musica italiana, partendo dai classici De André, Guccini, Gaber, per poi arrivare a band e cantautori più moderni fra cui Verdena, Il Teatro Degli Orrori e Appino. E, infine, ho scoperto tutto il mondo del folk e l’infinita quantità di sfumature che questo linguaggio musicale si porta addosso, dai padri del genere (vedi Dylan e Woody Guthrie) fino alle espressioni musicali più recenti (come ad esempio Alt-J e i Bon Iver).

tu-tum

Oggi, la mia ricerca musicale è in continua evoluzione; da diversi anni ho iniziato a guardarmi indietro più seriamente studiando la storia e cercando di risalire alle origini della batteria e, più in generale, della musica. Il percorso è lungo ma affascinante e formativo allo stesso tempo. Fino a poco tempo fa non conoscevo quasi nulla a proposito di alcuni dei pionieri del mio strumento (vedi Baby Dodds, Arthur “Zutty” Singleton, Paul Barbarin e Jesse Price). Allo stesso tempo rimango sempre con le antenne tese, cercando tra i batteristi attuali suoni nuovi e forme espressive innovative. Tra tutti quelli che ho incontrato negli ultimi anni mi preme citare Mark Guiliana. La sua ricerca sullo strumento mi appassiona e apprezzo la sua musicalità e l’attenzione che ripone in ogni singolo dettaglio. Ha un approccio alla batteria personalissimo e molto originale.
Potrei dire lo stesso di Jojo Mayer, Benny Greb e Chris Dave: musicisti eccezionali che hanno influenzato e influenzano il mio modo di stare dietro alle pelli e di concepire la batteria all’interno della musica. Per quanto riguarda il mondo dei batteristi italiani, nutro un grande apprezzamento sia per i grandi maestri (in particolare Ellade Bandini, Tullio De Piscopo, Franco Rossi, Alfredo Golino, Flaviano Cuffari) sia per i più attuali che sono grande fonte di ispirazione e stimolo.

cià

Tutto questo percorso mi ha portato a capire che la musica mi piace quasi tutta. Penso di avere tante facce stilistiche, alcune più delineate, tante altre ancora molto embrionali e meno a fuoco. Questa recente consapevolezza mi sta portando a un continuo studio sullo strumento e ad una grande ricerca fatta di perfezionamento tecnico, studio dei linguaggi batteristici più disparati, analisi e tanta introspezione. L’obiettivo finale e il mio più grande desiderio è quello di trovare la mia voce, il mio colore personale sullo strumento.

bum

Condividi

Share

CONTATTI